59) Goldmann. L'atteggiamento complessivo come corretto metodo
di approccio al marxismo.
Goldmann chiarisce l'ipotesi di base della sua opera, cio che  i
fatti umani hanno sempre il carattere di strutture significative.
Questa ipotesi, applicata anche al marxismo, impedisce la
possibilit stessa della formulazione di un'etica e di una
sociologia marxiste in nome del connubio indissolubile fra teoria
e prassi. L'unico approccio corretto al marxismo 
l'atteggiamento complessivo, che pu essere designato anche con
il termine fede. (pari = scommessa).
L. Goldmann, Il dio Nascosto [Le dieu cach] (pagine 374-376).

 Effettivamente alla base di questo lavoro sta un'ipotesi generale
che occorre formulare in maniera esplicita tanto pi che da parte
nostra  presa rigorosamente sul serio accettandone tutte le
conseguenze metodologiche: l'ipotesi cio che i fatti umani hanno
sempre il carattere di strutture significative di cui solo uno
studio genetico pu dare contemporaneamente la comprensione e la
spiegazione: comprensione e spiegazione che sono- salvo casi
eccezionali ma che proprio per questo non possono essere tenuti in
considerazione da una metodologia della ricerca -inseparabili per
ogni studio positivo di questi stessi fatti.
Sarebbe forse utile aggiungere subito che come per il pari di
Pascal, per i postulati pratici di Kant e per il socialismo di
Marx, le ragioni che ci spingono a partire da questa ipotesi sono
nello stesso tempo teoriche e pratiche. Teoriche perch essa ci
sembra la sola che permetta di stabilire la conoscenza, pi
conforme alla realt obiettiva, del significato e del
concatenamento dei fatti; pratiche nella misura in cui ci permette
di giustificare la scienza attraverso la sua funzione umana e
l'uomo attraverso l'immagine che di lui ci d la conoscenza pi
rigorosa e precisa che possiamo raggiungere.
Tuttavia dire che questa ipotesi  alla base del pensiero marxista
significa affermare implicitamente il carattere erroneo di tutta
una serie di interpretazioni di questa filosofia che, separando il
teorico dal pratico, fa uso dei concetti, che a noi sembrano
contraddittori, di etica e di sociologia marxista.
Nella misura stessa in cui la parola etica significa un insieme
di valori accettati indipendentemente dalla struttura della realt
e la parola sociologia un insieme - sistematico o meno - di
giudizi di fatto indipendenti dai giudizi di valore, ogni etica ed
ogni sociologia divengono estranee e contrarie ad una filosofia la
quale afferma che nessun valore deve essere riconosciuto ed
ammesso se non nella misura in cui tale riconoscimento  fondato
sulla conoscenza positiva ed obiettiva della realt, cos come
ogni conoscenza valida della realt non pu che essere fondata su
una pratica - cio sul riconoscimento esplicito od implicito di un
insieme di valori - conforme al progresso della storia. Non
possono esservi n una etica n una sociologia marxiste per la
semplice ragione che i giudizi marxisti di valore vogliono essere
scientifici e che la scienza marxista vuol essere pratica e
rivoluzionaria.
La qual cosa significa che, quando si tratta della conoscenza
positiva della vita umana o dell'azione politica o sociale, i
concetti di scienza e di etica divengono astrazioni secondarie
e - nella misura stessa in cui si cerca di separarle l'una
dall'altra -deformanti dell'atteggiamento complessivo che ci
sembra l'unico valido e che abbraccia contemporaneamente in una
unit organica la comprensione della realt sociale, il valore che
la giudica e l'azione che la trasforma.
Per designare questo atteggiamento complessivo ci sembra che si
possa impiegare, rispettando l'essenziale del suo significato
corrente, il termine fede, ben inteso a condizione di averlo
preventivamente depurato dalle contingenze individuali, storiche e
sociali che lo legano a questa o quella religione ben determinata,
o alle religioni positive in generale. Effettivamente non ci 
noto un altro termine che indichi con altrettanta precisione il
fondamento dei valori nella realt e il carattere differenziato e
gerarchizzato di ogni realt in rapporto ai valori.
Indubbiamente l'impiego del termine fede implica dei pericoli
evidenti, dovuti soprattutto al fatto che il socialismo marxista
che si  sviluppato a partire dal diciannovesimo secolo in
costante opposizione ad ogni religione rivelata che affermi
l'esistenza di una trascendenza soprannaturale e sopra-storica (e
che superava, integrandoli, non solamente l'agostinismo ma anche
il razionalismo illuminista), ha in realt posto quasi sempre
l'accento sia sulla propria tradizione razionalista che ne faceva
a giusto titolo l'erede e il continuatore dello sviluppo del Terzo
Stato e delle sue rivoluzioni ancora tanto vicine, sia sulla
propria opposizione - indubbiamente reale - al cristianesimo.
Per questo motivo parlando di fede (parola riservata finora per
lo pi alle religioni rivelate della trascendenza soprannaturale)
si d quasi inevitabilmente l'impressione di abbandonare
l'interpretazione tradizionale e di voler cristianizzare il
marxismo o per lo meno di volervi introdurre taluni elementi di
quella trascendenza.
In realt, le cose non stanno cos. La fede marxista  una fede in
un avvenire storico costruito dagli uomini, o pi esattamente che
noi dobbiamo costruire con la nostra attivit, un pari sul
successo delle nostre azioni; la trascendenza che costituisce
l'oggetto di questa fede non  pi soprannaturale n sopra-
storica, ma sopra-individuale, nulla di pi ma anche nulla di
meno. Ci tuttavia basta perch il pensiero marxista si riannodi,
al di l di sei secoli di razionalismo tomista e cartesiano, alla
tradizione agostiniana; e ci ben inteso non a proposito della
trascendenza (su essa la loro differenza resta radicale) ma nella
affermazione comune alle due dottrine che i valori sono fondati in
una realt obiettiva non assolutamente ma relativamente
conoscibile (Dio per sant'Agostino, la storia per Marx) e che la
conoscenza pi obiettiva che l'uomo possa raggiungere di ogni
fatto storico presuppone il riconoscimento di questa realt -
trascendente o sopra-individuale - come valore supremo.
Bisogna poi ricordare un'altra differenza capitale fra queste due
posizioni: il Dio agostiniano esiste indipendentemente da ogni
volont e da ogni azione umana, mentre l'avvenire storico  una
creazione delle nostre volont e delle nostre azioni.
L'agostinismo  certezza di una esistenza, il marxismo scommessa
su una realt che noi dobbiamo creare, tra le due  la posizione
di Pascal: pari sull'esistenza di un Dio soprannaturale,
indipendente da ogni volont umana.
L. Goldmann, Pascal e Racine, Lerici, Milano, 1961, pagine 129-
132.
